Una Stella e la panchina
Verdi giocatori mi ricordano parole…
perdono, è il terreno intorno il verde
che riporta la mente ad attimi lontani,
e sorrido.
Gocce d’estate si affacciano tra le nuvole dei ricordi
e stampato resta fisso il tuo saluto, illuminato
dal tuono d’un sentimento,
o emozione?
Era giorno, ma ricordo quella stella,
un eroe e la tua bella.
Era estate, ma ricordo il carnevale
e le sfilate di false maschere, cadute
nelle profondità della sinteticità.
Era il primo,
il primo treno, che allontanava i due futuri
coprendo le distanze di due perduti.
Il Capo dei sospiri confermava il rumore del battito
e chiara quella dama aleggiava, a presenza
dell’anagramma, si insinuava.
E mentre il gatto di Alice si fa nulla
dimentico il mio elemento
nel canto d’un momento.
Così ringrazio il Venditore di Diamanti
e la sua controfigura.
Spettro
Luci di sfondo
e lacrime d’un cielo.
Note scivolano sul ghiaccio
e mi perdo in un abbraccio.
L’improvviso rumore
d’una sconosciuta risata
mi coglie impreparata
e mi perdo in uno sguardo.
Invisibile e potente
si insinua prepotente
spettro del presente
e mi perdo nel mio grido.
Cupo, denso e pesante
il volume dell’acqua
che mi sovrasta e schiaccia
e soffoco nel mio silenzio.
Proxima Centauri
Dista più di quattro anni luce
e la chiamano “la più vicina”.
Piccola nana rossa solitaria,
invisibile alla maggioranza,
è colei che più osa avvinarsi
a colui che è sette volte lei.
Proxima è poco luminosa,
ma alcune volte, rare forse,
d’improvviso e casualmente,
brilla con potenza ed energia,
concedendosi per un istante
ad occhi increduli e abbagliati.
La più vicina al Sole, Proxima,
si tiene all’esterno del sistema
per paura d’interromperne il moto.
Quattro anni luce li separano
e la stella più vicina sente freddo;
perché è nel vuoto dell’immenso
che più penetra il gelo silenzioso.
Ed antiche stelle, ora neri buchi,
si aggirano, minacciosi e cupi,
sfiorando la rossa dama nana.
Proxima per questo s’avvicina:
per trovare quel calore, che
da sola lei non può creare.
Ventiseimilasettecento anni
e Proxima ancora non arriverà;
resteranno tre anni luce tra loro
e Proxima non lo raggiungerà;
rimarranno distanti e “più vicini”
e Proxima, brillando, morirà.
Sogno o realtà?
Barcollando taglio la nebbia in un sottile freddo quasi accogliente, mentre nel silenzioso bisbiglio stanco della compagnia percorro un lungo viale. Un passo dopo l’altro le mie gambe mi guidano attraverso buche e pozzanghere salvandomi dall’inciampare; più e più volte le mie braccia si parano di fronte a me per evitare la collisione con alberi e pali che questa notte si insinuano sul mio tragitto.
Cieca, avanzo piano senza un’apparente direzione; mi lascio alle spalle un armonioso frastuono che ancora risuona e ronza nella mia testa e vado incontro al buio silenzio.
Barcollo e non trovo sostegno; lo cerco e in un bagliore lo perdo.
Il fantasma del calore brucia ancora la mia pelle e davanti ai miei occhi brillano due profondi buchi neri nei quali lentamente smarrisco i sensi. Un’ombra di memoria fluttua accanto a me accompagnandomi lungo la mia strada, e mentre il freddo rapisce l’emozione di un secondo ed il buio cattura offuscate immagini, affondo nella voragine generatasi dal mio petto.
I racconti di Jaleb
C’era una volta, in un paese lontano lontano,
un ragazzo.
Il suo nome era Jaleb.
Aveva pelle scura e capelli color pece,
lineamenti dolci e occhi profondi, del colore della terra d’autunno.
Era un ragazzo semplice, gentile e silenzioso. Amava ridere, cantare e ballare. Era curioso ed attento, osservava infatti tutto ciò che incontrava.
Abitava in una piccola comunità di lavoratori; gente semplice e paziente che si dedicava interamente alla terra e al proprio lavoro. Jaleb era molto conosciuto, non passava inosservato, tutti lo salutavano, lo abbracciavano e gli offrivano caldi sorrisi; la sua personalità scaldava molti cuori e per questo tutti desideravano un po’ di lui. Ma Jaleb non si trovava a suo agio, anche se sorrideva e scherzava. Nel profondo voleva a tutti un gran bene, ma era costantemente alla ricerca di qualcosa e nei suoi occhi si leggeva il desiderio di scoprire mondi nuovi.
Jaleb soffriva, non riusciva a concedere altri pezzi della sua anima. Decise così di inventare nuove storie e personaggi arrivando a nascondere se stesso ogni giorno in una nuova personalità.
1_Jo e Selene
Era un caldo pomeriggio d’estate.
Una pioggia leggera accarezzava le foglie degli alberi e il vento dell’ovest cadeva piano sui capelli della ragazza.
Selene stava passeggiando e si guardava intorno incuriosita; non sembrava intenzionata a fermarsi o a cambiare strada, ma neanche sembrava aver fretta di arrivare alla meta. Pareva piuttosto intenta a riflettere.
Jo era seduto su un tronco d’albero alla fine del sentiero; da quel punto in poi il bosco si faceva intricato e dal suo interno si sentivano provenire rumori dei più vari. Jo guardava avanti e provava il forte impulso di addentrarsi e scoprire cosa lo attendeva, ma aveva paura di perdersi e di lasciare quel luogo sicuro, anche se statico.
Selene era quasi arrivata alla sua meta, già la vedeva, da lontano, quella casupola attraente e un poco misteriosa, quando incrociò lo sguardo di Jo.
Si fermò. Sorrise. Si avvicinò.
Si guardarono negli occhi per alcuni istanti, come se stessero sostenendo una lunga conversazione, poi la ragazza tese una mano al ragazzo: Jo la prese e si alzò.
Insieme si avviarono verso l’intricato bosco, con grazia, allo stesso passo.
D’improvviso Jo si fermò e lasciò la piccola mano.
Selene lo guardò con profonda tristezza. Poi gli sorrise, e si avviò tra le grandi piante. Con calma e pazienza Selene si mise a tracciare un sentiero.
Jo restò a guardare il meticoloso lavoro della ragazza che gli apriva la strada di un nuovo mondo. Quando Selene giunse all’orizzonte si voltò verso Jo, ancora immobile.
Si lasciò sfuggire una lacrima
e svanì.
Eclissi

Son Io uno strano corpo celeste
è il Sole solitamente la mia veste
Lui è la mia vita e il mio respiro
splendo, brillo, quando l’ammiro.
Son pallida e bianca, senza talento
ma se lo vedo io divento d’argento,
ballo, sono musica e luce in terra
ma con Lei sarò sempre in guerra.
Di amanti compagna e confidente,
un mistero ad oriente ed occidente,
attiro il mare, di tutti sono la regina,
al suo sorgere però mi faccio piccina.
Ma oggi tra Me e Lui si insinua Lei
per toglierla di lì non sai che darei!
Ora Io son polvere, sabbia e crateri
svelati sono adesso i miei misteri:
polvere innamorata di una Stella
che illumina questa bella Donzella.
Lei fiorisce sotto lo sguardo caldo
sembra esser composta da smeraldo,
Lui sorride, la sogna, la vuole, la ama,
Io intanto vengo trafitta da una lama:
da grigio ecco cambia il mio colore,
cambia in base all’umore? No, all’amore.
Rossa ora Io sono: è profonda gelosia,
invidia, dolore, desiderio e bramosia.
Eclissi forse voi uomini la chiamate
“tra Luna e Sole la Terra è” affermate.
…Ed Una Stella è Caduta Con Me
Scrivo questo articolo in ritardo di un giorno. Avrei voluto pubblicarlo ieri, perchè “Un Sogno” ha compiuto un anno, ma non ho potuto. Questa poesia può essere considerata, infatti, il seguito di “Sono Inciampata Perchè Guardavo Il Cielo”
Navigando sul galeone
Scoperto con il tritone
Tra le vele ed il vento
Pian piano rallento,
Tra le drizze e le scotte
Trovo mille mila grotte.
è da un po’ che le esploro
Cercando forse un tesoro
Di un pirata o di un bambino
Di un filosofo o di un pinguino
Di una fata o di un pittore
Di un verme o di un pescatore.
Se lo trovo, non voglio rubarlo,
Ma al proprietario riportarlo;
Perchè è quel sogno nascosto
In un antico forziere, riposto
Poi sotto terra abbandonato
E tanto presto dimenticato.
Ma per ritrovarlo un modo c’è
Sognando ed inciampando cioè:
Guardardo il cielo attentamente,
Cercando da oriente ad occidente,
Prima o poi qualcosa accadrà
Insieme a te una stella cadrà.
Lei infatti conosce la via
(Certi dicono che è follia
Altri credono sia magia
C’è chi sussurra: “poesia..”)
Non so quale sia la verità
O se mai sapere si potrà,
Ma ho seguito quella stella
Strana, misteriosa, donzella
Mi ha condotto in un mondo
Era luminoso e profondo;
Poi in una grotta sono giunta
Finalmente: meta raggiunta!
Dinanzi a me infiniti forzieri
Contenenti i sogni più veri
Dimenticati ed abbandonati
Da quelli che sono rassegnati.
Ho trovato il mio forziere
Tra tante rotonde sfere
Colmo, pieno, traboccante
Brillava come un diamante.
Molti sogni ho riguardato
Ecco quello che ho trovato:
Uno piangeva sconsolato
Non può più esser realizzato
L’altro “prendimi!” gridava
Uno “ed io..?” sussurrava;
Uno solo stava distante
Era quello più importante
A lui diedi la mia vita
Ma per evitare la salita
La ripresi e tornai indietro.
Ora lì tra le sfere di vetro
Mi inginocchio, pentita:
“A te ridono la mia vita
Tu sei il mio sogno, davvero!
Mostrami il giusto sentiero”.
Sognando ad occhi aperti
Sogno un mondo in cui gli uni degli altri
non diffidiamo, ma dove possiamo
pensare che cattiva intenzione non v’era
pur se del male qualcuno ci ha fatto.
Sogno un mondo nel quale riusciamo
a non smettere di incontrarci e parlarci
per quanto cuore ci sia stato strappato
e di staccarci sia la tentazione forte.
Sogno un mondo in cui al nuovo ci apriamo,
a ciò che intimorisce, allo sconosciuto,
cercando strade prima mai calpestate
per raggiungere orizzonti ritenuti lontani.
Sogno un mondo nel quale noi pur diversi
ci sappiamo capire al di là degli orrori passati,
e ci scopriamo donne e uomini capaci
di costruire insieme la comune dimora.
Sogno un mondo da fossati ormai sgombro
tra Nord e Sud, tra Oriente e Occidente,
ed in cui non ci vediamo migliori se diamo
e nemmeno arrossiamo se riceviamo.
Sogno un mondo in cui tutti i popoli
per ciò che sono siano riconosciuti
e non debbano solamente ingoiare
tutto quello che impone il più forte.
Sogno infine un mondo nel quale
non sia assurdo né un lusso sognare,
ma realistica maniera efficace
per trasformare a fondo il reale.
Sogno e da sveglio voglio sognare
che il Gran Sognatore
da un Suo Sogno
il nostro mondo ha voluto creare.
Perth (Scozia), 29-XI-2003
Tratta da: “Sentieri del Cuore”
Sono Inciampata Perchè Guardavo Il Cielo
I miei occhi fissano un punto lontano:
Forse una stella nascosta dal sole
Forse un pianeta con abitanti assai strani
Forse altri occhi di un sognatore.
Cerco la libertà guardando il cielo
Cerco la vita osservando il mare
Cerco un sogno dove non lo posso trovare.
Trovo la pace in pensieri lontani
Vedo paesi scomparsi da secoli
Parlo con popoli dai ricordi perduti.
Vivo in un sogno o sogno vivendo
Ma in verità se non sogno non vivo.
Ho scoperto un mondo fantastico
Ho incontrato il mio sogno vivente
Ho immaginato una vita ed è nata.
La notte non sogno io vivo
Di giorno non vivo io sogno.
Quando la notte cammino
Cerco la luna nascosta nel cielo
Quando di giorno passeggio
Respiro la luce viva del sole
Mi sono persa nella mia mente
Trovando qualcosa di sorprendente
Ho capito che non cerco un’uscita
Ma semplicemente un’altra vita
Cavalco draghi e rincorro unicorni
In un mondo senza contorni
Parlo coi maghi e ballo con le fate
Ritrovando le storie rubate
Ho incontrato animali parlanti
Che nascondono segreti importanti
Ho nuotato seguendo un tritone
Ed ho scoperto un galeone
Ho guardato un nuovo tramonto
Inventando un altro racconto
Cerco le stelle anche di giorno
E parto per un viaggio senza ritorno.



Commenti Recenti