Aggraziato e limpido è il volo dell’albatros. Si lancia da una roccia e, in picchiata, sembra voler perforare il mare, poi, con un pulito colpo d’ala, sfiora la superficie e, come danzando, torna a far giravolte nel vuoto.
Jonah, figlio di pescatori, era cresciuto in prossimità di un’alta scogliera dove gli albatri erano soliti nidificare. Fin da piccolo amava scalare le alte rocce e nascondersi tra i bassi cespugli per spiare quegli enormi uccelli. Era affascinato dall’immensa apertura alare tipica della loro specie e si chiedeva come riuscissero a volare in modo tanto elegante e così a lungo nonostante le loro dimensioni. Quando si schiusero le uova e i piccoli incominciarono ad imparare a volare, Jonah iniziò ad imitarli. Anche lui voleva volare; voleva potersi lanciare nel vuoto ed avere la sicurezza di andare verso l’alto e non precipitare verso la terra. Così, insieme ai piccoli, prese lezioni di volo dai due pazienti albatri adulti. Prendeva la rincorsa, spiccava un salto, spalancava le braccia e poi giù dritto verso il mare; ogni volta raggiungeva l’acqua e sprofondava nel blu, ma mai si dava per vinto e, risalito, riprovava. Per nove lunghi mesi Jonah si allenò: si arrampicava fino in cima alla scogliera all’alba e tornava a casa solo al tramonto, in tempo per accompagnare il padre in barca, dove si addormentava sfinito. Quando i piccoli crebbero e gli albatri partirono verso l’orizzonte, Jonah ancora non era riuscito a volare; nonostante ciò non smise di tentare, anche se si sentiva solo e diverso, perché non accettava di diventare pescatore come tutti nella sua famiglia. Passarono due lunghi anni prima che Jonah vedesse delinearsi di nuovo a sud quattro sagome, che scivolavano tra aria e mare: gli albatri tornavano a deporre nuove uova. Ma Jonah notò qualcosa di nuovo, che prima non era stato capace di capire: volavano tutti in modo diverso; il padre lento e maestoso, la madre con dolcezza accanto al compagno, la piccola si teneva più lontana dall’acqua per non rovinarsi le penne, e infine il piccolo si tuffava continuamente e risaliva verso il sole a imitazione dei delfini. Jonah allora comprese: ognuno ha il proprio modo di volare; se si tenta di imitare gli altri mai si potrà spiccare il volo.
Fece un respiro profondo, chiuse gli occhi, sorrise e si lanciò. Ora ne era certo, poteva volare, bastava che ci credesse, che lo volesse, che fosse sempre se stesso. Aprì gli occhi, e volò incontro agli albatri.
Tre mesi dopo fu lui ad insegnare ai nuovi piccoli i segreti e la grazia del volo, e quando fu tempo, partì con loro verso l’orizzionte.









