Proxima Centauri

Dista più di quattro anni luce
e la chiamano “la più vicina”.
Piccola nana rossa solitaria,
invisibile alla maggioranza,
è colei che più osa avvinarsi
a colui che è sette volte lei.
Proxima è poco luminosa,
ma alcune volte, rare forse,
d’improvviso e casualmente,
brilla con potenza ed energia,
concedendosi per un istante
ad occhi increduli e abbagliati.
La più vicina al Sole, Proxima,
si tiene all’esterno del sistema
per paura d’interromperne il moto.
Quattro anni luce li separano
e la stella più vicina sente freddo;
perché è nel vuoto dell’immenso
che più penetra il gelo silenzioso.
Ed antiche stelle, ora neri buchi,
si aggirano, minacciosi e cupi,
sfiorando la rossa dama nana.
Proxima per questo s’avvicina:
per trovare quel calore, che
da sola lei non può creare.

Ventiseimilasettecento anni
e Proxima ancora non arriverà;
resteranno tre anni luce tra loro
e Proxima non lo raggiungerà;
rimarranno distanti e “più vicini”
e Proxima, brillando, morirà.

Pubblicato in:  on 4 Dicembre 2009 at 22:46 Lascia un Commento
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I racconti di Jaleb

C’era una volta, in un paese lontano lontano,
un ragazzo.
Il suo nome era Jaleb.
Aveva pelle scura e capelli color pece,
lineamenti dolci e occhi profondi, del colore della terra d’autunno.

Era un ragazzo semplice, gentile e silenzioso. Amava ridere, cantare e ballare. Era curioso ed attento, osservava infatti tutto ciò che incontrava.
Abitava in una piccola comunità di lavoratori; gente semplice e paziente che si dedicava interamente alla terra e al proprio lavoro. Jaleb era molto conosciuto, non passava inosservato, tutti lo salutavano, lo abbracciavano e gli offrivano caldi sorrisi; la sua personalità scaldava molti cuori e per questo tutti desideravano un po’ di lui. Ma Jaleb non si trovava a suo agio, anche se sorrideva e scherzava. Nel profondo voleva a tutti un gran bene, ma era costantemente alla ricerca di qualcosa e nei suoi occhi si leggeva il desiderio di scoprire mondi nuovi.
Jaleb soffriva, non riusciva a concedere altri pezzi della sua anima. Decise così di inventare nuove storie e personaggi arrivando a nascondere se stesso ogni giorno in una nuova personalità.

1_Jo e Selene

Era un caldo pomeriggio d’estate.
Una pioggia leggera accarezzava le foglie degli alberi e il vento dell’ovest cadeva piano sui capelli della ragazza.
Selene stava passeggiando e si guardava intorno incuriosita; non sembrava intenzionata a fermarsi o a cambiare strada, ma neanche sembrava aver fretta di arrivare alla meta. Pareva piuttosto intenta a riflettere.
Jo era seduto su un tronco d’albero alla fine del sentiero; da quel punto in poi il bosco si faceva intricato e dal suo interno si sentivano provenire rumori dei più vari. Jo guardava avanti e provava il forte impulso di addentrarsi e scoprire cosa lo attendeva, ma aveva paura di perdersi e di lasciare quel luogo sicuro, anche se statico.
Selene era quasi arrivata alla sua meta, già la vedeva, da lontano, quella casupola attraente e un poco misteriosa, quando incrociò lo sguardo di Jo.
Si fermò. Sorrise. Si avvicinò.
Si guardarono negli occhi per alcuni istanti, come se stessero sostenendo una lunga conversazione, poi la ragazza tese una mano al ragazzo: Jo la prese e si alzò.
Insieme si avviarono verso l’intricato bosco, con grazia, allo stesso passo.
D’improvviso Jo si fermò e lasciò la piccola mano.
Selene lo guardò con profonda tristezza. Poi gli sorrise, e si avviò tra le grandi piante. Con calma e pazienza Selene si mise a tracciare un sentiero.
Jo restò a guardare il meticoloso lavoro della ragazza che gli apriva la strada di un nuovo mondo. Quando Selene giunse all’orizzonte si voltò verso Jo, ancora immobile.
Si lasciò sfuggire una lacrima
e svanì.bosco

Pubblicato in:  on 10 Novembre 2009 at 22:23 Commenti (3)
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Ma come posso?

E vorrei odiarti.
Vorrei gridare contro di te;
vorrei poterti dire che fai male,
fai male dentro,
che mi consumi piano,
che sento un vuoto immenso
perché tu non ci sei.
E vorrei odiarti.
Vorrei arrabbiarmi con te;
vorrei poterti dire che mi ferisci,
mi ferisci dentro,
che mi umili spesso,
che sento una spada affilata
perché tu ridi di me.
E Vorrei odiarti.
Vorrei darti la colpa del mio male;
vorrei poterti dire che mi colpisci,
mi colpisci a fondo,
che mi schiacci a terra,
che mi inchino e ti porgo la corona
perché tu sempre vinci.
E vorrei odiarti.
Vorrei prendermela con te;
vorrei, ma come posso?
Come posso odiare te?
Che mi stupisci fiero,
che mi sospendi tra luna e mare
perché è lì che voglio stare.

Pubblicato in:  on 31 Ottobre 2009 at 19:53 Commenti (2)
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Signore Custode del Tempo

ventoSignore Custode del tempo,
che vegli su marinai e viandanti,
ascolta la mia preghiera questa sera.
Ti invoco ora, Silenzioso Compagno.
Ti chiamo adesso, Impetuoso Amico.
Posati tra le mie mani e stammi ad ascoltare.
Ho parole per te, mio Fedele Scudiero.
Prendi il mio canto e portalo lontano,
verso nord, verso ovest, segui il sole.
Sollevati e parti
per il viaggio che ti indicherò.
Lasciami qui e non tornare,
anche se urlerò e ti implorerò
di restituirmi almeno un soffio
di ciò che ti darò.

Benarrivato mio Sincero Protettore,
ti stavo aspettando.
Ecco ciò che ti consegno:
vita e sorrisi, abbracci e pensieri,
verità e dolori, ma soprattutto
disinteressato e silenzioso affetto.
Vai, vai, non voglio,
non posso dire di più.
Tu hai già tutto
ciò che posso dare;
vai, vai, non ti fermare.
Ecco ciò che ti chiedo:
porta tutto questo lontano
e avvolgi la sua strada,
perché non sbagli, perché non cada.
E se sbaglia aiutalo a ripartire
e se cade, sollevalo, ti prego.
Vai, parti prima che cambi idea,
prima che la rabbia che mi insegue,
riesca a raggiungermi.
Ecco prendi ogni segreto
e custodiscilo; sussurralo poi
un giorno, tra le foglie e i pensieri,
ma non tornare, non tornare più
da me.
Parti ora. No,
aspetta ancora.
Digli che, digli che non cambierà,
non ci riuscirà, non basterà
neanche un grande schiaffo,
a far crollare tutto questo.
Aspetta.
Digli che..
No, ma già lo sai, lo sai bene.
Addio,
mio Potente Vento.

Pubblicato in:  on 18 Ottobre 2009 at 13:24 Commenti (1)
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Fulmine

fulmineC’era una volta in un tempo lontano,
o forse più vicino di quanto credi,
una dama leggera, silenziosa e gioiosa;
viaggiava sola, raccoglieva storie
di amici, passanti e conoscenti;
amava cantare senza farsi sentire,
puntava al sole e sfiorava il mare,
causando così tempeste serene.
In un giorno di sottile tranquillità
volava indifferente tra cielo e mare;
giunta poi alla spiaggia, si addentrò.
Si fermò ad osservare lo strano colore
di un viaggiatore dei boschi e dei monti.
In quell’attimo un filo sottile li unì:
un fulmine congiunse il nulla al mondo
e fu così che l’Aria si innamorò della Terra.
Scoppiò in quell’istante un violento temporale
prima tuoni, scoppi e rimbombi nell’aria
e, dopo tempo, un grande acquazzone
tagliava e sferzava la dama colpita,
mentre il viaggiatore cercava riparo:
pur desiderando respirare l’Aria
fuggiva il temporale.
E così spezzata da quello squarcio
l’Aria smise di soffiare e volare
lasciando spazio alla pioggia
e la Terra furiosa contro il vento,
che credeva colpevole del dolore,
se la prendeva con l’Aria, scacciando
anche le dolci brezze marine.
L’Aria infine si adirò ed infuriò:
umiliata e derisa, in silenzio
se ne andò.

Pubblicato in:  on 27 Settembre 2009 at 15:16 Lascia un Commento
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Eclissi

Eclissi totale di Luna 1986 - 1

Son Io uno strano corpo celeste
è il Sole solitamente la mia veste
Lui è la mia vita e il mio respiro
splendo, brillo, quando l’ammiro.
Son pallida e bianca, senza talento
ma se lo vedo io divento d’argento,
ballo, sono musica e luce in terra
ma con Lei sarò sempre in guerra.
Di amanti compagna e confidente,
un mistero ad oriente ed occidente,
attiro il mare, di tutti sono la regina,
al suo sorgere però mi faccio piccina.
Ma oggi tra Me e Lui si insinua Lei
per toglierla di lì non sai che darei!
Ora Io son polvere, sabbia e crateri
svelati sono adesso i miei misteri:
polvere innamorata di una Stella
che illumina questa bella Donzella.
Lei fiorisce sotto lo sguardo caldo
sembra esser composta da smeraldo,
Lui sorride, la sogna, la vuole, la ama,
Io intanto vengo trafitta da una lama:
da grigio ecco cambia il mio colore,
cambia in base all’umore? No, all’amore.
Rossa ora Io sono: è profonda gelosia,
invidia, dolore, desiderio e bramosia.
Eclissi forse voi uomini la chiamate
“tra Luna e Sole la Terra è” affermate.

Pubblicato in:  on 15 Luglio 2009 at 23:28 Commenti (2)
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Sibilio

Sole splendente di luce non propria,

vecchio mistero di cieli lontani.

Sogna, mia stella, impara a sognare!

Cattura le menti di poveri uomini,

poi fuggi veloce e danza leggero

godendo dei cuori che rubi ignaro.

Ridi tu, mio perfido sole,

oscuri la luna, candida e spenta.

Vattene luce egoista,

affoga nel mare!

Sparisci, spegniti, sibilante serpente.

Pubblicato in:  on 13 Maggio 2009 at 20:33 Lascia un Commento
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Marea

Leggiadra Dama, lei.
Oscuro Mistero, lui.
Luce,
bruciante luna
che infiamma in un soffio.
Nessuna volontà,
alcuna spada.

Graffiante Lama, lei.
Sincero Amante, lui.
Respiro,
immenso mare
che avvolge in un’onda.
Nessuna volontà,
alcuna spada.

Lui verso lei
cresce, avanza, grida.
Lei specchiata in lui
cresce, danza, sospira.

Un legame impossibile
porta uno all’altra;
un filo invisibile
tiene una all’altro.

Una densa barriera
li costringe, lontani
ad inseguire uno l’altra
per sempre.

Pubblicato in:  on 4 Maggio 2009 at 18:52 Lascia un Commento
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Disegno

Vivi, ancora, nel mio respiro
corri, ora, verso la tua via!

Strumento io, ma non motivo
d’una nascita nuova, ma non mia.
Il Suo disegno ed insegnamento
è il mio percorso e la mia vita.
Il Suo segreto ed immenso
è il tuo dolore e la tua vita.

Io così nata o nel tempo formata
da una Luce eterna e sempre vera:
Lui che già da tempo ti guidava
verso lo strano incontro di una sera.

Forse morte può sembrare
il rifiuto e non l’addio.
Straziante dolore quell’amare!
Che non conosco ma sento mio.

Via! Dalla mia lancia fuggi lontano!
Incapace io di tacer le parole,
che tu chiedevi e io non frenavo.
Abbagliata dal terreno sole
sorrisi e sguardi non rifiutai,
ingenua vergine dell’antico mistero
che solo Uno da tempo amai:
mio Unico grande sentiero.

Ti lascio, ora, l’ultimo sguardo
tu brezza, non vento; e rispetto il tuo silenzio.
Seguimi, se puoi, ma ricorda punto in alto:
sola, con milioni, il Suo Sogno esalto.

Pubblicato in:  on 19 Aprile 2009 at 21:36 Lascia un Commento
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Ti sento…

Nel silenzio di questi giorni
misto di suoni spenti
Nell’arpeggio di chitarra
che mi risuona in testa
Nel volo di un aereo
che guardo atterrare
Nel rumore che non fai
mentre tutto rimbomba
Nelle pagine di un libro
che non sto leggendo
Nei fiori sulla mensola
che dovrei buttare
Nell’autobus che ho perso
perchè non stavo a guardare
Nei piatti che ho sbagliato
e sono restata a fissare
Nei discorsi con gli amici
che non riesco ad ascoltare
Nelle tue braccia calde
che ancora sento intorno
Nel cielo così azzurro
che non ho ammirato
Nel brillante mare
che non ho salutato
Nel tuo saluto
che un po’ mi è mancato
Nel mio sorriso
che ho dimenticato
Nei piccoli gesti
che sembrano pesanti
Nel freddo di sta sera
che fa tramar le gambe
Nella stella più brillante
che sembra ammiccare
Nel faro di quell’auto
che, gli occhi, mi fa lacrimare…

Pubblicato in:  on 11 Marzo 2009 at 22:36 Lascia un Commento
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