Credi nell’impossibile, credi nei tuoi sogni, credi nel potere del cuore

Archive for 17 marzo 2011

Sogni premonitori traditori

Miriadi di piccole gocce nascondevano l’inquietudine di un’intuizione. Si fecero così custodi di una confidenza fatta a un vetro, o alla fredda nebbia tagliata dal ridondante eco d’un suono fin troppo cupo.

Brivido.

Apriva una domanda e chiudeva una speranza, racchiudevano la rabbia e nascondevano un dubbio, chiedevano sincerità confidando nell’errore.

Parole.

Un gesto fugace ingenuamente cedette alla fiducia mentre ciò che era dipinto su di un vetro si incise lentamente, stridendo, negli occhi che sorridendo risposero: niente. L’attesa estenuante intrisa di dubbi li disprezzava e scacciava come belve; sol dopo il gioco di una notte furono riaccolti ed impressi a parole; grazie fatina dei sogni.

Ed ora? Le intuizioni son troppo crudeli, le gelosie troppo accese e la rabbia radicata si alterna alla paura. Fiducia e rispetto, fondamento dei legami più forti, stringono i pugni e digrignano i denti; attendono. Mentre insicurezza striscia accanto a dubbio ed insieme stuzzicano paura: ogni gesto sbagliato, ogni lite, ogni attimo d’incomprensione,

“se un sol istante di titubanza ci fu,
ogni errore che ci sarà,
noi non ce ne andremo mai più,
e l’incubo ritornerà.”


Rive, sassi e scogli

Come un sasso tra lucenti brame scintillo, riflettendo l’infinito sospiro d’un mistero sempre vivo, e mi immergo nelle profondità del baratro più sconosciuto.
Come un sasso tra migliaia rotolo confondendomi con i solchi e la sabbia: molteplici forme e colori, eppure nell’insieme distesa illimitata.
Ascolto i passi stanchi d’un naufrago che giunge su queste rive e aspetto; resta un attimo sospeso tra cielo e terra , poi si adagia sulle mie sponde. Rotolo un po’ più in là, incoraggiata, abbandonata, dal tiranno tempestoso mare. Incuriosita mi avvicino e confondo due profondità, l’una che rispecchia l’altra, una perforata da una scheggia, l’altra tagliata da uno scoglio. Così cado in un infinito vortice in cui uno mantiene l’altro e così continua.
Immobile resto ad osservare la lucentezza di quello scoglio che frantumò la chiglia, ed ondeggio.
Perforante bellezza e fermezza, solidità, sicurezza, loco di tempesta, schianto, lucida superficie che riflette le mie piccolezze.


Assenzio

Angoli bui nascondono sfuggevoli gocce d’assenzio che scivolano via sul freddo marmo.
Il ticchettio delle lancette infrange l’attesa e scandisce il loro incessante muoversi.
Cristallizzata resta la rugiada intorno all’immensità d’un vuoto fatto per accogliere e le perle timidamente negano.

 


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