E vorrei odiarti.
Vorrei gridare contro di te;
vorrei poterti dire che fai male,
fai male dentro,
che mi consumi piano,
che sento un vuoto immenso
perché tu non ci sei.
E vorrei odiarti.
Vorrei arrabbiarmi con te;
vorrei poterti dire che mi ferisci,
mi ferisci dentro,
che mi umili spesso,
che sento una spada affilata
perché tu ridi di me.
E Vorrei odiarti.
Vorrei darti la colpa del mio male;
vorrei poterti dire che mi colpisci,
mi colpisci a fondo,
che mi schiacci a terra,
che mi inchino e ti porgo la corona
perché tu sempre vinci.
E vorrei odiarti.
Vorrei prendermela con te;
vorrei, ma come posso?
Come posso odiare te?
Che mi stupisci fiero,
che mi sospendi tra luna e mare
perché è lì che voglio stare.
Ma come posso?
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E’ qui il sole nero? Ti auguro un sincero in bocca al lupo. A volte è davvero dura la vita. Ma ciò che è dentro di noi, fortunatamente, è dinamico e immobile allo stesso tempo, cosicchè mai un’emozione forte non può essere bilanciata dalla sua inversa cogliendo l’equilibrio con la forza del nostro cuore!
Ciao,
Etherchild
Sì, bravo, hai colto nel segno. Il sole nero è proprio qui, come la rabbia regina e il fedele scudiero già vengono nominati in “Custode del tempo”. Questa poesia è scritta d’impulso, e simboleggia la necessità di trovare un punto di sfogo, ma la consapevolezza che questo non esista. Questo è il motivo di “Chiedo scusa”, l’ammettere di aver lasciato scorrere un sentimento falso. Ma visto che non sono solita eliminare le mie poesie (credo infatti che nascano da se, io le metto nero su bianco e basta) preferisco chiedere perdono.
Grazie. =)