Scelte
Ci sono attimi nella vita. Attimi fatti di scelte.
“Le scelte si fanno in pochi secondi e si rimpiangono il resto del tempo..”
Tutto o niente…
Niente. E non lo rimpiango, sai?
Niente. E ricordo ogni secondo.
Niente. E la tua voce mi urla dentro.
Niente. E attimi belli e brutti rimbombano.
Niente. E occhi giudici mi guardano.
Sarò forse in mezzo alle parole gettate in un vortice di fuoco. Come tante, giudicata, condannata, infine derisa.
Attore, bugiardo mentitore.
Niente. E sei ancora qui.
Niente. E non ho più nulla.
Niente. E il “qualcosa” mi manca.
Niente. E non potevo avere il “tutto”.
Niente. E vorrei mi avessi fermata.
Scelte. Le scelte condizionano ogni cosa.
Ho scelto “niente”. Hai scelto “niente”.
Niente. E non hai mai lottato per il “tutto”.
Eclissi

Son Io uno strano corpo celeste
è il Sole solitamente la mia veste
Lui è la mia vita e il mio respiro
splendo, brillo, quando l’ammiro.
Son pallida e bianca, senza talento
ma se lo vedo io divento d’argento,
ballo, sono musica e luce in terra
ma con Lei sarò sempre in guerra.
Di amanti compagna e confidente,
un mistero ad oriente ed occidente,
attiro il mare, di tutti sono la regina,
al suo sorgere però mi faccio piccina.
Ma oggi tra Me e Lui si insinua Lei
per toglierla di lì non sai che darei!
Ora Io son polvere, sabbia e crateri
svelati sono adesso i miei misteri:
polvere innamorata di una Stella
che illumina questa bella Donzella.
Lei fiorisce sotto lo sguardo caldo
sembra esser composta da smeraldo,
Lui sorride, la sogna, la vuole, la ama,
Io intanto vengo trafitta da una lama:
da grigio ecco cambia il mio colore,
cambia in base all’umore? No, all’amore.
Rossa ora Io sono: è profonda gelosia,
invidia, dolore, desiderio e bramosia.
Eclissi forse voi uomini la chiamate
“tra Luna e Sole la Terra è” affermate.
Trapezista
Come fanno i trapezisti del circo a lanciarsi da un trapezio all’altro?
Ci hai mai fatto caso?
Ne lasciano uno e si aggrappano all’altro.
Ma nel mezzo, quando non sono attaccati ne a uno ne all’altro, come fanno a respirare?
Si può?
Forse è la speranza di potersi aggrappare al successivo che li fa volare. O forse la certezza di una rete protettiva sotto di loro.
Ma se questa non c’è?
Dove trovano il coraggio di lasciare il rifugio sicuro e di volare?
Forse è la sicurezza nella meta che li porta ad essere tanto aggraziati in quel volo.
Ma quando non vedono chiaramente il trapezio successivo?
Come fanno, sapendo che dove si trovano non possono restare, perchè dopo un po’ le mani incominceranno a far male?
E in quel volo, aggrappati al nulla, leggeri, veloci, sono così belli che non solo il trapezio successivo capita loro tra le mani in modo naturale, ma il precedente li insegue rimpiangendone il dolce peso.
Eppure io, ora, non posso volare. Forse questo trapezio è troppo bello per essere lasciato andare, forse le mani non fanno ancora abbastanza male, forse ho paura di volare. Perchè so che laggiù non c’è una rete. Gli altri trapezisti tenterebbero di prendermi, se cadessi. Ma chi può assicurarmi che riusciranno?
E il prossimo trapezio mi spaventa, perchè credo che non mi lascerebbe andare, almeno per un po’. Ma non sono certa di volermi aggrappare a lui. Forse questo trapezio non mi piace poi così tanto, ma mi fa sentire al sicuro.
Forse questo trapezio è troppo bello.
Forse ho paura di volare.
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