Angelo caduto

Nella lucente potenza
della libertà del volo
si librava grandioso
cosciente della sua grazia.

Era il protettore degli amanti e il custode della passione, infondeva la dolcezza ed equilibrava l’amore.
Si chiamava Belial, l’angelo tentatore.
Assonnato e distratto una notte d’estate si fermò ad ascoltare l’infrangersi del mare sulla scogliera.
Fu lì che notò un’ombra confondersi con l’oscurità dell’immensità. Non fu il rumore di una lacrima a colpirlo, ma il silenzio del battito del suo cuore.
Non rivide quell’anima per diverso tempo, finchè non udì un grido mentre era in volo: era straziante e penetrante e giungeva dalle profondità di un precipizio. Fu quella la spada che trafisse l’angelo, e così, cadde.
Privo delle sue ali Belial vagò in cerca d’un rifugio, quando incrociò lo sguardo di quella solitaria, e in esso sprofondò perdendo la sua provenienza.


Oh tu, angelo caduto,
non tentar l’anima del cielo;
protettore di un frammento
scappa da questa terra
spicca il volo e torna
a donar dolcezza e sincerità
alle passioni segrete
degli amanti trovati.
Oh tu, angelo caduto,
non badar a chi si è perduto
non porre quei diamanti,
occhi d’indefinibile colore,
nelle profondità del calore.
Questa terra non è la tua casa
non trascinare un astro
in questo nero baratro.
Oh tu, angelo caduto,
protettore di questo dolore
ti consegni alla fragilità
di braccia stanche.
Amante colmo di passione
dolce, gustoso e ammaliatore
angelo tentatore, violento,
di segreti svelati sei custode.
Oh tu, angelo caduto,
nel silenzio della tempesta
hai conquistato il trono
e ora sei re senza un regno.
Custodisci il tuo ricordo
e gustane il dolce sapore
ora, cammina sulle tracce
di una stella senza calore.

Pubblicato in:  on 8 gennaio 2010 at 1:56 Commenti (1)

Spettro

Luci di sfondo
e lacrime d’un cielo.
Note scivolano sul ghiaccio
e mi perdo in un abbraccio.
L’improvviso rumore
d’una sconosciuta risata
mi coglie impreparata
e mi perdo in uno sguardo.
Invisibile e potente
si insinua prepotente
spettro del presente
e mi perdo nel mio grido.
Cupo, denso e pesante
il volume dell’acqua
che mi sovrasta e schiaccia
e soffoco nel mio silenzio.

Pubblicato in:  on 22 dicembre 2009 at 11:29 Lascia un commento
Tags: , , , ,

Proxima Centauri

Dista più di quattro anni luce
e la chiamano “la più vicina”.
Piccola nana rossa solitaria,
invisibile alla maggioranza,
è colei che più osa avvinarsi
a colui che è sette volte lei.
Proxima è poco luminosa,
ma alcune volte, rare forse,
d’improvviso e casualmente,
brilla con potenza ed energia,
concedendosi per un istante
ad occhi increduli e abbagliati.
La più vicina al Sole, Proxima,
si tiene all’esterno del sistema
per paura d’interromperne il moto.
Quattro anni luce li separano
e la stella più vicina sente freddo;
perché è nel vuoto dell’immenso
che più penetra il gelo silenzioso.
Ed antiche stelle, ora neri buchi,
si aggirano, minacciosi e cupi,
sfiorando la rossa dama nana.
Proxima per questo s’avvicina:
per trovare quel calore, che
da sola lei non può creare.

Ventiseimilasettecento anni
e Proxima ancora non arriverà;
resteranno tre anni luce tra loro
e Proxima non lo raggiungerà;
rimarranno distanti e “più vicini”
e Proxima, brillando, morirà.

Pubblicato in:  on 4 dicembre 2009 at 22:46 Lascia un commento
Tags: , , , , ,

Sogno o realtà?

Barcollando taglio la nebbia in un sottile freddo quasi accogliente, mentre nel silenzioso bisbiglio stanco della compagnia percorro un lungo viale. Un passo dopo l’altro le mie gambe mi guidano attraverso buche e pozzanghere salvandomi dall’inciampare; più e più volte le mie braccia si parano di fronte a me per evitare la collisione con alberi e pali che questa notte si insinuano sul mio tragitto.
Cieca, avanzo piano senza un’apparente direzione; mi lascio alle spalle un armonioso frastuono che ancora risuona e ronza nella mia testa e vado incontro al buio silenzio.
Barcollo e non trovo sostegno; lo cerco e in un bagliore lo perdo.
Il fantasma del calore brucia ancora la mia pelle e davanti ai miei occhi brillano due profondi buchi neri nei quali lentamente smarrisco i sensi. Un’ombra di memoria fluttua accanto a me accompagnandomi lungo la mia strada, e mentre il freddo rapisce l’emozione di un secondo ed il buio cattura offuscate immagini, affondo nella voragine generatasi dal mio petto.

Pubblicato in:  on 30 novembre 2009 at 23:30 Lascia un commento
Tags: , , , , , , ,

I racconti di Jaleb: 2_Jonah e l’Albatros

Aggraziato e limpido è il volo dell’albatros. Si lancia da una roccia e, in picchiata, sembra voler perforare il mare, poi, con un pulito colpo d’ala, sfiora la superficie e, come danzando, torna a far giravolte nel vuoto.

Jonah, figlio di pescatori, era cresciuto in prossimità di un’alta scogliera dove gli albatri erano soliti nidificare. Fin da piccolo amava scalare le alte rocce e nascondersi tra i bassi cespugli per spiare quegli enormi uccelli. Era affascinato dall’immensa apertura alare tipica della loro specie e si chiedeva come riuscissero a volare in modo tanto elegante e così a lungo nonostante le loro dimensioni. Quando si schiusero le uova e i piccoli incominciarono ad imparare a volare, Jonah iniziò ad imitarli. Anche lui voleva volare; voleva potersi lanciare nel vuoto ed avere la sicurezza di andare verso l’alto e non precipitare verso la terra. Così, insieme ai piccoli, prese lezioni di volo dai due pazienti albatri adulti. Prendeva la rincorsa, spiccava un salto, spalancava le braccia e poi giù dritto verso il mare; ogni volta raggiungeva l’acqua e sprofondava nel blu, ma mai si dava per vinto e, risalito, riprovava. Per nove lunghi mesi Jonah si allenò: si arrampicava fino in cima alla scogliera all’alba e tornava a casa solo al tramonto, in tempo per accompagnare il padre in barca, dove si addormentava sfinito. Quando i piccoli crebbero e gli albatri partirono verso l’orizzonte, Jonah ancora non era riuscito a volare; nonostante ciò non smise di tentare, anche se si sentiva solo e diverso, perché non accettava di diventare pescatore come tutti nella sua famiglia. Passarono due lunghi anni prima che Jonah vedesse delinearsi di nuovo a sud quattro sagome, che scivolavano tra aria e mare: gli albatri tornavano a deporre nuove uova. Ma Jonah notò qualcosa di nuovo, che prima non era stato capace di capire: volavano tutti in modo diverso; il padre lento e maestoso, la madre con dolcezza accanto al compagno, la piccola si teneva più lontana dall’acqua per non rovinarsi le penne, e infine il piccolo si tuffava continuamente e risaliva verso il sole a imitazione dei delfini. Jonah allora comprese: ognuno ha il proprio modo di volare; se si tenta di imitare gli altri mai si potrà spiccare il volo.
Fece un respiro profondo, chiuse gli occhi, sorrise e si lanciò. Ora ne era certo, poteva volare, bastava che ci credesse, che lo volesse, che fosse sempre se stesso. Aprì gli occhi, e volò incontro agli albatri.
Tre mesi dopo fu lui ad insegnare ai nuovi piccoli i segreti e la grazia del volo, e quando fu tempo, partì con loro verso l’orizzionte.

Pubblicato in:  on 23 novembre 2009 at 17:22 Lascia un commento
Tags: , , ,

Specchio

Pazzi!
Credete forse che non possa?
Pensate che non abbia la forza?
Sottovalutate così il mio coraggio?
Stolti siete,
se non temete la mia figura.
Folli!
Io posso, e lo vedrete.
Ogni battito porta forza,
ogni respiro accresce il coraggio.
E non la mancanza d’armi
impedirà il mio agire.
Stringerò i pugni e,
a mani nude, correrò
e quello specchio,
quello specchio
io,
lo spaccherò.
Non sarà il dolore
ad arrestarmi, non potrà.
A costo di tagliarmi,
a costo di ferirmi
lo romperò
perché non possa più
distorcere la realtà.
E se vorrete
mi troverete lì,
in piedi, a testa alta
sotto la pioggia di vetri.
broken_mirror

Pubblicato in:  on 12 novembre 2009 at 22:02 Commenti (4)

I racconti di Jaleb

C’era una volta, in un paese lontano lontano,
un ragazzo.
Il suo nome era Jaleb.
Aveva pelle scura e capelli color pece,
lineamenti dolci e occhi profondi, del colore della terra d’autunno.

Era un ragazzo semplice, gentile e silenzioso. Amava ridere, cantare e ballare. Era curioso ed attento, osservava infatti tutto ciò che incontrava.
Abitava in una piccola comunità di lavoratori; gente semplice e paziente che si dedicava interamente alla terra e al proprio lavoro. Jaleb era molto conosciuto, non passava inosservato, tutti lo salutavano, lo abbracciavano e gli offrivano caldi sorrisi; la sua personalità scaldava molti cuori e per questo tutti desideravano un po’ di lui. Ma Jaleb non si trovava a suo agio, anche se sorrideva e scherzava. Nel profondo voleva a tutti un gran bene, ma era costantemente alla ricerca di qualcosa e nei suoi occhi si leggeva il desiderio di scoprire mondi nuovi.
Jaleb soffriva, non riusciva a concedere altri pezzi della sua anima. Decise così di inventare nuove storie e personaggi arrivando a nascondere se stesso ogni giorno in una nuova personalità.

1_Jo e Selene

Era un caldo pomeriggio d’estate.
Una pioggia leggera accarezzava le foglie degli alberi e il vento dell’ovest cadeva piano sui capelli della ragazza.
Selene stava passeggiando e si guardava intorno incuriosita; non sembrava intenzionata a fermarsi o a cambiare strada, ma neanche sembrava aver fretta di arrivare alla meta. Pareva piuttosto intenta a riflettere.
Jo era seduto su un tronco d’albero alla fine del sentiero; da quel punto in poi il bosco si faceva intricato e dal suo interno si sentivano provenire rumori dei più vari. Jo guardava avanti e provava il forte impulso di addentrarsi e scoprire cosa lo attendeva, ma aveva paura di perdersi e di lasciare quel luogo sicuro, anche se statico.
Selene era quasi arrivata alla sua meta, già la vedeva, da lontano, quella casupola attraente e un poco misteriosa, quando incrociò lo sguardo di Jo.
Si fermò. Sorrise. Si avvicinò.
Si guardarono negli occhi per alcuni istanti, come se stessero sostenendo una lunga conversazione, poi la ragazza tese una mano al ragazzo: Jo la prese e si alzò.
Insieme si avviarono verso l’intricato bosco, con grazia, allo stesso passo.
D’improvviso Jo si fermò e lasciò la piccola mano.
Selene lo guardò con profonda tristezza. Poi gli sorrise, e si avviò tra le grandi piante. Con calma e pazienza Selene si mise a tracciare un sentiero.
Jo restò a guardare il meticoloso lavoro della ragazza che gli apriva la strada di un nuovo mondo. Quando Selene giunse all’orizzonte si voltò verso Jo, ancora immobile.
Si lasciò sfuggire una lacrima
e svanì.bosco

Pubblicato in:  on 10 novembre 2009 at 22:23 Commenti (3)
Tags: , , , , , ,

Chiedo scusa

Miei cari spettatori

miei assidui lettori

miei fedeli amici

scrivo a voi.

Chiedo venia a lor signori,

lasciai che mi accecasse un nero sole

che la rabbia regina mi raggiungesse.

Ma è finita miei gentili cavalieri,

la nera dama non è imbattibile

e il mio fedele scudiero

ha trovato le chiavi.

Mi inchino a voi signori spettatori

e ancora chiedo perdono,

perché la verità

è sempre scritta qua, sullo sfondo

delle mie strane parole.

Pubblicato in:  on 4 novembre 2009 at 22:21 Commenti (2)

Ma come posso?

E vorrei odiarti.
Vorrei gridare contro di te;
vorrei poterti dire che fai male,
fai male dentro,
che mi consumi piano,
che sento un vuoto immenso
perché tu non ci sei.
E vorrei odiarti.
Vorrei arrabbiarmi con te;
vorrei poterti dire che mi ferisci,
mi ferisci dentro,
che mi umili spesso,
che sento una spada affilata
perché tu ridi di me.
E Vorrei odiarti.
Vorrei darti la colpa del mio male;
vorrei poterti dire che mi colpisci,
mi colpisci a fondo,
che mi schiacci a terra,
che mi inchino e ti porgo la corona
perché tu sempre vinci.
E vorrei odiarti.
Vorrei prendermela con te;
vorrei, ma come posso?
Come posso odiare te?
Che mi stupisci fiero,
che mi sospendi tra luna e mare
perché è lì che voglio stare.

Pubblicato in:  on 31 ottobre 2009 at 19:53 Commenti (2)
Tags: , ,

Abbraccio

Improvviso,
forte e immensamente
sicuro.
Accogliente,
sincero e incredibilmente
vero.
Desiderato,
denso e tremendamente
breve.

Pubblicato in:  on 26 ottobre 2009 at 20:18 Commenti (1)