Come fanno i trapezisti del circo a lanciarsi da un trapezio all’altro?
Ci hai mai fatto caso?
Ne lasciano uno e si aggrappano all’altro.
Ma nel mezzo, quando non sono attaccati ne a uno ne all’altro, come fanno a respirare?
Si può?
Forse è la speranza di potersi aggrappare al successivo che li fa volare. O forse la certezza di una rete protettiva sotto di loro.
Ma se questa non c’è?
Dove trovano il coraggio di lasciare il rifugio sicuro e di volare?
Forse è la sicurezza nella meta che li porta ad essere tanto aggraziati in quel volo.
Ma quando non vedono chiaramente il trapezio successivo?
Come fanno, sapendo che dove si trovano non possono restare, perchè dopo un po’ le mani incominceranno a far male?
E in quel volo, aggrappati al nulla, leggeri, veloci, sono così belli che non solo il trapezio successivo capita loro tra le mani in modo naturale, ma il precedente li insegue rimpiangendone il dolce peso.
Eppure io, ora, non posso volare. Forse questo trapezio è troppo bello per essere lasciato andare, forse le mani non fanno ancora abbastanza male, forse ho paura di volare. Perchè so che laggiù non c’è una rete. Gli altri trapezisti tenterebbero di prendermi, se cadessi. Ma chi può assicurarmi che riusciranno?
E il prossimo trapezio mi spaventa, perchè credo che non mi lascerebbe andare, almeno per un po’. Ma non sono certa di volermi aggrappare a lui. Forse questo trapezio non mi piace poi così tanto, ma mi fa sentire al sicuro.
Forse questo trapezio è troppo bello.
Forse ho paura di volare.










