Credi nell’impossibile, credi nei tuoi sogni, credi nel potere del cuore

Ultima

Déjà vu

Sono solo un sospiro nella nebbia, quando quel fiume di ricordi scorre davanti ai miei occhi; non posso fare a meno di ammirarlo ed invidiarlo e, non lo nego, desiderarne almeno una goccia.
Sono solo un fruscio nel vento quando il turbinio di emozioni mi avvolge; non posso fare altro che abbandonarmi a ciò che sento e lasciare che sgorghi dai mie occhi.
Quando incontro quel fantasma capisco che un mondo intero mi precede e non sono altro che una traccia su un sentiero già percorso. Ci sono luoghi, oggetti, gesti, pensieri che emanano vibrazioni; esse si propagano nell’aria che respiro e come se capissi sento, percepisco ed intuisco. E mentre chiami, ti aggiri, cerchi, un altro volto ti risponde, incrini una lavagna bianca. Come cenere nel vento, fogli bruciati s’alzano dal mio passato che ricalca il tuo, il suo. Se solo si scostasse d’un passo potrei collezionare foto senza riflessi, visitare case non infestate, vivere emozioni a cui dare un nome nuovo. Potrei vedere la scintilla che brilla nello sguardo di un bambino che si stupisce della prima neve, quello stesso che mi infiamma ad ogni nuovo giorno. E tremo quando come calchi rimasti impressi nelle pareti, rivedo immagini antiche e vi passo attraverso quasi a ricalcarle.
Invidio il passato, non perché lo voglio anch’io, ma perché ne voglio uno mio, perché se tu hai già vissuto io nasco adesso; ma se tu chiedi tempo, io paziento fiduciosa chiedendo assetata acqua fresca. Però, se non abbiamo più di un gioco, non voglio più comprare al mercato dell’usato.
Dammi ciò che mi appartiene, perché vedo solo ricordi infranti.
Dammi quei momenti perché li aspetto come le favole prima di dormire.
Rendimi reale ed inventa nuove storie perché possiamo scrivere insieme un altro finale.
Ti prego concedimi “l’unica” parola, e non dirmi più “non sei la prima”.
Vorrei solo un sorriso che non abbia illuminato altri occhi prima, vorrei solo saper qualcosa che so solo io.
Così cedo alla limpidezza, forse perché son stanca di metafore, forse perché spero che non passi inosservato. E non so dirti se ha un senso, se è giusto o stupido, so solo che fa male e mi ruba i ricordi.
Fai solo che non sia un déjà vu.

Parole

Parole.
Parole parole parole,
parole che non spiegano emozioni,
e quando si chiedono non escono,
e quando mai dovrebbero sono fiumi in piena.

Parole.
Parole parole parole,
parole che non bastano a chi chiede spiegazioni,
e chi le da vorrebbe solo non dovessero servire,
e quando servono sono solo gusci vuoti.
Parole.

Fessure

Due occhi e un tremolio.
Due pregano,
due si negano.
Così facile è scrutarvi angosce che vien facile chiedersi
come possano non scorgervisi desiderio e devozione.
Forse è perchè a difesa d’un fiore troppo fragile s’agitano,
s’abbassano accompagnati da rossori più o meno ingenui.
Essi temono una troppo facile lettura,
essi, così banali, così chiari.
E se non si concedono pace è perchè cercano,
se mai s’arrestano è perchè si perdono
nello splendore di immobili certezze.
Essi osservano, bevono quel rapimento mai distratto,
della sua fame si drogano. E se ogni tanto tremano,
si perdono, forse nascosti lacrimano
è solo perchè vedono fantasmi così lucenti che li bruciano.
Ma basta un tocco, s’alzano, s’incontrano
e così si calmano, nella limpidezza più pura.

Specchio di uno stesso volto

Ora che la superbia è caduta come un angelo con le ali spezzate,
adesso che la vanità è bruciata come una fenice e delle sue ceneri non resta che una lacrima,
ora che ogni ornamento è caduto come un’antica armatura divenuta polvere,
adesso anche il sospiro dell’anima può specchiarsi senza riflettersi.
E se dietro alla purezza non ci fosse che umanità?
Se un paladino non combattesse che per la gloria?
Se ad il sole si preferisse il suo riflesso sull’acqua?
Giochi di specchi che mostrano nuove prospettive, storpiano, deformano ed illudono, spaventano, nascondono ed a volte svelano. Se non vorrai mai voltarti indietro sarà uno specchio a dirti cosa hai lasciato, se non vorrai mai leggerti dentro sarà uno specchio a mostrarti ciò che celano i tuoi occhi.
Ma non son forse volto e riflesso parte di una stessa anima? Non compongono forse un unico inscindibile essere? Se anch’essi fossero diversi, opposti, così brutalmente in conflitto comporrebbero una sola bellezza: la luce e la sua ombra.

Chi di noi non ha alcun lato oscuro? È forse questo meno attraente del suo involucro? Io non credo.
È la più affascinante, strisciante, perversa, potente, accogliente, suadente carezza. È la forza, la terra ed il fuoco che combattono acqua ed aria, componendo con esse la Madre.
Candida, ingenua in uno sguardo, feroce, istintiva nel suo riflesso.
Non uccidere la debolezza se è la tua forza, non nascondere le lacrime se sono gocce della tua essenza che ti abbandona, non dimenticare il passato se ne hai visto il futuro, non sorridere alla tua morte se ti sei uccisa con le tue mai, non arrenderti se brandisci ancora la spada gocciolante, non affogare nel tuo riflesso se vuoi restare carne ed anima.

Tesori perduti

Lentamente mi consumo nel concedere pezzi a vagabondi. Incredibilemtne la mappa sembra incisa sulla mia stessa carne, in qualche parte della mia anima sembra nascosta una bussola. E così, nell’indicare il cammino, pezzo a pezzo mi spello, mi brucio, mi scortico fino all’osso. Così smarrisco il sentiero. E non devo spiegazioni, non accetto indicazioni, non chiedo indietro la mia carne. Come un macabro dono lascio scie rosse dietro di me e a riguardarle sorrido, sorrido nel vedere sparire tracce dal mio sentiero, nel vederle imboccare bivi inaspettati, e più guardo avanti più la strada si fa scura, immersa in una tenebrosa boscaglia dove piccole lucciole tentano di ricordare ai miei occhi che esiste ancora la luce. Nessun rimpianto, la mia natura è questa. Le mappe vanno perdute per rendere i tesori più rari. Un giorno qualche errante avventuriero la troverà. E la bussola? Sembra impazzita, sprofonda al centro della terra, e cerca un nuovo nord.

Esplodono i colori

Lentamente scivolano le gocce dell’anima ad accarezzare i desideri più puri.
Silenzioso cresce un respiro come una corsa verso l’alba, e nella notte la luna insegue ancora le stelle, abbandonando il Sole al tramonto. Si nasconde dietro fumi fantasmi, giocando con la sua polvere sollevata da un vento alieno.
É chi più non ha voluto illuminarla ad accusarla del suo grigiore, ma ancora lei mostra lo stesso sorriso, conservando il suo lato più oscuro per l’immensità del vuoto, ed un grido si spegne per mancanza d’aria.
Alla sua luce più brillante, al novilunio, percorre la notte. Nel vento, un respiro cresce affannoso, una corsa lenta sfreccia tra gli alberi, lungo la salita, uno slancio ed il salto.

Nessun rimpianto.

L’emozione di un volo l’accoglie immediata ed è il tempo a fermarsi per ammirare lo spettacolo di quell’impalpabile coraggio. Osserva un’incorporea figura gettarsi nel precipizio a braccia aperte e ad occhi chiusi. Esile tremore la percorre prima dell’ultimo passo, indistinte immagini la compongono, inconsistenti paure come scaglie cadono a terra, sfuma l’ultimo respiro in un sospiro.

Evanescente.

Spalanca gli occhi ed è la visione più pura ad accoglierla,
la libertà più completa a circondarla
e l’assenzio, droga dell’anima, la penetra.

Ora leggera si libra nell’aria ed osserva l’immensità del mare sottostante. Ride. Per un istante aveva temuto la sovrastasse una schiacciante massa d’acqua, la stessa che le aveva rubato l’innocenza. Esplodono i colori e si dipinge dei più sinceri.
Ora la profondità non la contiene, le appartiene; ora, gli appartiene.

Castello di carte

Non è un forte, questo è chiaro, ne una reggia, non son ricca, non difende ne curiosa, non aspetta ne si mostra, solo resta silenzioso. È un castello, uno solo, su di un monte un po’ isolato, circondato da un fossato. Son due fanti con le picche che si aggirano guardinghi su le mura del castello, sono loro i protettori, ma non difendono tesori. All’interno del castello ci son pochi ornamenti, niente statue ne arazzi, nessun mobile pregiato, niente vasi o argenteria, niente ori ne denari. Qualche fiore questo è certo, esile abbellimento ad un austero maniero. Serio, cupo, un po’ scostante non sembra essere ospitale e per niente divertente, ma ascolta, mio signore, è un castello con un cuore, a chi bussa alla sua porta offre pace e acqua fresca, abbassa il ponte e si apre, concedendo la fiducia. Un po’ ingenuo quel castello che ha due fanti per bellezza, se non per sicurezza, che le picche le dimenticano e non le impongono ad alcuno. Un castello senza un Re, vuoto poi perchè?

Difende soltanto sé. Ma chi minaccia quattro pietre? Vento, pioggia, fulmini e tempeste. Taglienti cambiamenti, e il fossato da cui è circondato è soltanto suo terrore. Pericoli e paure di un maniero che non sa se essere castello.
Se solo chi entra, così accolto, non spingesse in fuori le pietre. Nessuno fa scudo ad una fortezza, ma se questa non difende nulla non può far altro che difendere se stessa, o crollare. Mitici mostri, leggende, draghi e fiabeschi nemici attaccano le sue mura e piano le intaccano, lasciando scivolare a terra le sue ultime difese. Ma un giorno anch’io sarò Regina.

 

Sogni premonitori traditori

Miriadi di piccole gocce nascondevano l’inquietudine di un’intuizione. Si fecero così custodi di una confidenza fatta a un vetro, o alla fredda nebbia tagliata dal ridondante eco d’un suono fin troppo cupo.

Brivido.

Apriva una domanda e chiudeva una speranza, racchiudevano la rabbia e nascondevano un dubbio, chiedevano sincerità confidando nell’errore.

Parole.

Un gesto fugace ingenuamente cedette alla fiducia mentre ciò che era dipinto su di un vetro si incise lentamente, stridendo, negli occhi che sorridendo risposero: niente. L’attesa estenuante intrisa di dubbi li disprezzava e scacciava come belve; sol dopo il gioco di una notte furono riaccolti ed impressi a parole; grazie fatina dei sogni.

Ed ora? Le intuizioni son troppo crudeli, le gelosie troppo accese e la rabbia radicata si alterna alla paura. Fiducia e rispetto, fondamento dei legami più forti, stringono i pugni e digrignano i denti; attendono. Mentre insicurezza striscia accanto a dubbio ed insieme stuzzicano paura: ogni gesto sbagliato, ogni lite, ogni attimo d’incomprensione,

“se un sol istante di titubanza ci fu,
ogni errore che ci sarà,
noi non ce ne andremo mai più,
e l’incubo ritornerà.”

Rive, sassi e scogli

Come un sasso tra lucenti brame scintillo, riflettendo l’infinito sospiro d’un mistero sempre vivo, e mi immergo nelle profondità del baratro più sconosciuto.
Come un sasso tra migliaia rotolo confondendomi con i solchi e la sabbia: molteplici forme e colori, eppure nell’insieme distesa illimitata.
Ascolto i passi stanchi d’un naufrago che giunge su queste rive e aspetto; resta un attimo sospeso tra cielo e terra , poi si adagia sulle mie sponde. Rotolo un po’ più in là, incoraggiata, abbandonata, dal tiranno tempestoso mare. Incuriosita mi avvicino e confondo due profondità, l’una che rispecchia l’altra, una perforata da una scheggia, l’altra tagliata da uno scoglio. Così cado in un infinito vortice in cui uno mantiene l’altro e così continua.
Immobile resto ad osservare la lucentezza di quello scoglio che frantumò la chiglia, ed ondeggio.
Perforante bellezza e fermezza, solidità, sicurezza, loco di tempesta, schianto, lucida superficie che riflette le mie piccolezze.

Assenzio

Angoli bui nascondono sfuggevoli gocce d’assenzio che scivolano via sul freddo marmo.
Il ticchettio delle lancette infrange l’attesa e scandisce il loro incessante muoversi.
Cristallizzata resta la rugiada intorno all’immensità d’un vuoto fatto per accogliere e le perle timidamente negano.

 

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