Nella lucente potenza
della libertà del volo
si librava grandioso
cosciente della sua grazia.
Era il protettore degli amanti e il custode della passione, infondeva la dolcezza ed equilibrava l’amore.
Si chiamava Belial, l’angelo tentatore.
Assonnato e distratto una notte d’estate si fermò ad ascoltare l’infrangersi del mare sulla scogliera.
Fu lì che notò un’ombra confondersi con l’oscurità dell’immensità. Non fu il rumore di una lacrima a colpirlo, ma il silenzio del battito del suo cuore.
Non rivide quell’anima per diverso tempo, finchè non udì un grido mentre era in volo: era straziante e penetrante e giungeva dalle profondità di un precipizio. Fu quella la spada che trafisse l’angelo, e così, cadde.
Privo delle sue ali Belial vagò in cerca d’un rifugio, quando incrociò lo sguardo di quella solitaria, e in esso sprofondò perdendo la sua provenienza.

Oh tu, angelo caduto,
non tentar l’anima del cielo;
protettore di un frammento
scappa da questa terra
spicca il volo e torna
a donar dolcezza e sincerità
alle passioni segrete
degli amanti trovati.
Oh tu, angelo caduto,
non badar a chi si è perduto
non porre quei diamanti,
occhi d’indefinibile colore,
nelle profondità del calore.
Questa terra non è la tua casa
non trascinare un astro
in questo nero baratro.
Oh tu, angelo caduto,
protettore di questo dolore
ti consegni alla fragilità
di braccia stanche.
Amante colmo di passione
dolce, gustoso e ammaliatore
angelo tentatore, violento,
di segreti svelati sei custode.
Oh tu, angelo caduto,
nel silenzio della tempesta
hai conquistato il trono
e ora sei re senza un regno.
Custodisci il tuo ricordo
e gustane il dolce sapore
ora, cammina sulle tracce
di una stella senza calore.




