I racconti di Jaleb

C’era una volta, in un paese lontano lontano,
un ragazzo.
Il suo nome era Jaleb.
Aveva pelle scura e capelli color pece,
lineamenti dolci e occhi profondi, del colore della terra d’autunno.

Era un ragazzo semplice, gentile e silenzioso. Amava ridere, cantare e ballare. Era curioso ed attento, osservava infatti tutto ciò che incontrava.
Abitava in una piccola comunità di lavoratori; gente semplice e paziente che si dedicava interamente alla terra e al proprio lavoro. Jaleb era molto conosciuto, non passava inosservato, tutti lo salutavano, lo abbracciavano e gli offrivano caldi sorrisi; la sua personalità scaldava molti cuori e per questo tutti desideravano un po’ di lui. Ma Jaleb non si trovava a suo agio, anche se sorrideva e scherzava. Nel profondo voleva a tutti un gran bene, ma era costantemente alla ricerca di qualcosa e nei suoi occhi si leggeva il desiderio di scoprire mondi nuovi.
Jaleb soffriva, non riusciva a concedere altri pezzi della sua anima. Decise così di inventare nuove storie e personaggi arrivando a nascondere se stesso ogni giorno in una nuova personalità.

1_Jo e Selene

Era un caldo pomeriggio d’estate.
Una pioggia leggera accarezzava le foglie degli alberi e il vento dell’ovest cadeva piano sui capelli della ragazza.
Selene stava passeggiando e si guardava intorno incuriosita; non sembrava intenzionata a fermarsi o a cambiare strada, ma neanche sembrava aver fretta di arrivare alla meta. Pareva piuttosto intenta a riflettere.
Jo era seduto su un tronco d’albero alla fine del sentiero; da quel punto in poi il bosco si faceva intricato e dal suo interno si sentivano provenire rumori dei più vari. Jo guardava avanti e provava il forte impulso di addentrarsi e scoprire cosa lo attendeva, ma aveva paura di perdersi e di lasciare quel luogo sicuro, anche se statico.
Selene era quasi arrivata alla sua meta, già la vedeva, da lontano, quella casupola attraente e un poco misteriosa, quando incrociò lo sguardo di Jo.
Si fermò. Sorrise. Si avvicinò.
Si guardarono negli occhi per alcuni istanti, come se stessero sostenendo una lunga conversazione, poi la ragazza tese una mano al ragazzo: Jo la prese e si alzò.
Insieme si avviarono verso l’intricato bosco, con grazia, allo stesso passo.
D’improvviso Jo si fermò e lasciò la piccola mano.
Selene lo guardò con profonda tristezza. Poi gli sorrise, e si avviò tra le grandi piante. Con calma e pazienza Selene si mise a tracciare un sentiero.
Jo restò a guardare il meticoloso lavoro della ragazza che gli apriva la strada di un nuovo mondo. Quando Selene giunse all’orizzonte si voltò verso Jo, ancora immobile.
Si lasciò sfuggire una lacrima
e svanì.bosco

Pubblicato in: on 10 Novembre 2009 at 22:23 Lascia un Commento
Tags: , , , , , ,

Chiedo scusa

Miei cari spettatori

miei assidui lettori

miei fedeli amici

scrivo a voi.

Chiedo venia a lor signori,

lasciai che mi accecasse un nero sole

che la rabbia regina mi raggiungesse.

Ma è finita miei gentili cavalieri,

la nera dama non è imbattibile

e il mio fedele scudiero

ha trovato le chiavi.

Mi inchino a voi signori spettatori

e ancora chiedo perdono,

perché la verità

è sempre scritta qua, sullo sfondo

delle mie strane parole.

Pubblicato in: on 4 Novembre 2009 at 22:21 Commenti (2)

Ma come posso?

E vorrei odiarti.
Vorrei gridare contro di te;
vorrei poterti dire che fai male,
fai male dentro,
che mi consumi piano,
che sento un vuoto immenso
perché tu non ci sei.
E vorrei odiarti.
Vorrei arrabbiarmi con te;
vorrei poterti dire che mi ferisci,
mi ferisci dentro,
che mi umili spesso,
che sento una spada affilata
perché tu ridi di me.
E Vorrei odiarti.
Vorrei darti la colpa del mio male;
vorrei poterti dire che mi colpisci,
mi colpisci a fondo,
che mi schiacci a terra,
che mi inchino e ti porgo la corona
perché tu sempre vinci.
E vorrei odiarti.
Vorrei prendermela con te;
vorrei, ma come posso?
Come posso odiare te?
Che mi stupisci fiero,
che mi sospendi tra luna e mare
perché è lì che voglio stare.

Pubblicato in: on 31 Ottobre 2009 at 19:53 Commenti (2)
Tags: , ,

Abbraccio

Improvviso,
forte e immensamente
sicuro.
Accogliente,
sincero e incredibilmente
vero.
Desiderato,
denso e tremendamente
breve.

Pubblicato in: on 26 Ottobre 2009 at 20:18 Commenti (1)

Signore Custode del Tempo

ventoSignore Custode del tempo,
che vegli su marinai e viandanti,
ascolta la mia preghiera questa sera.
Ti invoco ora, Silenzioso Compagno.
Ti chiamo adesso, Impetuoso Amico.
Posati tra le mie mani e stammi ad ascoltare.
Ho parole per te, mio Fedele Scudiero.
Prendi il mio canto e portalo lontano,
verso nord, verso ovest, segui il sole.
Sollevati e parti
per il viaggio che ti indicherò.
Lasciami qui e non tornare,
anche se urlerò e ti implorerò
di restituirmi almeno un soffio
di ciò che ti darò.

Benarrivato mio Sincero Protettore,
ti stavo aspettando.
Ecco ciò che ti consegno:
vita e sorrisi, abbracci e pensieri,
verità e dolori, ma soprattutto
disinteressato e silenzioso affetto.
Vai, vai, non voglio,
non posso dire di più.
Tu hai già tutto
ciò che posso dare;
vai, vai, non ti fermare.
Ecco ciò che ti chiedo:
porta tutto questo lontano
e avvolgi la sua strada,
perché non sbagli, perché non cada.
E se sbaglia aiutalo a ripartire
e se cade, sollevalo, ti prego.
Vai, parti prima che cambi idea,
prima che la rabbia che mi insegue,
riesca a raggiungermi.
Ecco prendi ogni segreto
e custodiscilo; sussurralo poi
un giorno, tra le foglie e i pensieri,
ma non tornare, non tornare più
da me.
Parti ora. No,
aspetta ancora.
Digli che, digli che non cambierà,
non ci riuscirà, non basterà
neanche un grande schiaffo,
a far crollare tutto questo.
Aspetta.
Digli che..
No, ma già lo sai, lo sai bene.
Addio,
mio Potente Vento.

Pubblicato in: on 18 Ottobre 2009 at 13:24 Commenti (1)
Tags: , , , ,

Fulmine

fulmineC’era una volta in un tempo lontano,
o forse più vicino di quanto credi,
una dama leggera, silenziosa e gioiosa;
viaggiava sola, raccoglieva storie
di amici, passanti e conoscenti;
amava cantare senza farsi sentire,
puntava al sole e sfiorava il mare,
causando così tempeste serene.
In un giorno di sottile tranquillità
volava indifferente tra cielo e mare;
giunta poi alla spiaggia, si addentrò.
Si fermò ad osservare lo strano colore
di un viaggiatore dei boschi e dei monti.
In quell’attimo un filo sottile li unì:
un fulmine congiunse il nulla al mondo
e fu così che l’Aria si innamorò della Terra.
Scoppiò in quell’istante un violento temporale
prima tuoni, scoppi e rimbombi nell’aria
e, dopo tempo, un grande acquazzone
tagliava e sferzava la dama colpita,
mentre il viaggiatore cercava riparo:
pur desiderando respirare l’Aria
fuggiva il temporale.
E così spezzata da quello squarcio
l’Aria smise di soffiare e volare
lasciando spazio alla pioggia
e la Terra furiosa contro il vento,
che credeva colpevole del dolore,
se la prendeva con l’Aria, scacciando
anche le dolci brezze marine.
L’Aria infine si adirò ed infuriò:
umiliata e derisa, in silenzio
se ne andò.

Pubblicato in: on 27 Settembre 2009 at 15:16 Lascia un Commento
Tags: , , , , , ,

Il Bicchiere

bicchiererottoSi è frantumato.
Spaccato di netto.
Buffo, sai? Non sembrava così fragile.
Si è rotto in due, di colpo e senza preavviso.
Un po’ me lo sentivo, non badavo ai particolari,
a ciò che tenevo tra le mani.
Un rumore sordo e poi più nulla.
Il silenzio.
No, aspetta. Un tintinnio.
Accidenti, un frammento minuscolo ha fatto un balzo ed è sparito.
Ora come faccio a ricomporlo?
Apparentemente sembrerà intero, ma per sempre mancherà quel piccolo pezzo che serviva a farlo funzionare, a farlo pulsare.
Aspetta, i bicchieri non pulsano.
Siamo certi poi di star parlando di un bicchiere?
E cosa mi resta da fare?
Non posso che raccoglierlo ed andarlo a buttare.

Pubblicato in: on 20 Settembre 2009 at 20:40 Commenti (3)

Viandante del Vento

Avete mai sentito le storie portate dal vento? Leggende o reali racconti narrati dalle foglie d’autunno, dalle conchiglie e dai gatti di città? Vi ho mai raccontato di quel lupo che lasciò i monti per trovare il mare, o del pesce che imparò a volare?
è da un pino in procinto di morire che sentii la vera storia della luna e del sole. è stata una stella a parlarmi del mistero dell’ovest ed una goccia a narrarmi della guerra mondiale.
Racconti o leggende, storie di eroi e di animali parlanti, parole, sussurri, poesie, ascoltate, mai narrate, che viandanti del vento provano a ricordare.

Così mi ritrovo qui a narrare
a cercare, a tentar di ricordare
ed un po’, ammetto, ad inventare
la storia del lupo e del mare
o del pesce che imparò a volare?
Possibile che non mi possa fermare
e così facile mi sia dimenticare
i racconti ascoltati dalle zanzare
in quelle notti buie e un poco amare?
Eppure coi miei occhi ho visto cose rare:
stelle del cielo scendere a tuffarsi nel mare
perché mai si eran potute bagnare;
belle, brillanti, birbanti fate avare
che gli gnomi continuano a sgridare;
antilopi e ghepardi far corse e gare
a chi più lontano riesce ad arrivare.
Un giorno forse tornerò a cantare
e del mistero dell’ovest a raccontare
ma per ora preferisco nel vento viaggiare.

Pubblicato in: on 15 Settembre 2009 at 14:50 Lascia un Commento

Allontanatevi, non guardate.

Lasciate sola questa anima adesso. Allontanatevi, non guardate. Lasciate solo questo corpo a contorcersi, finchè non rimarrà che un involucro privo di organi.
Funziona ancora a volte, scopre di poter camminare abbastanza da arrivare lontano, poi si chiede che strada ha fatto e non la ricorda, così la inventa.

Lasciate sola questa mente adesso. Allontatevi, non parlate. Lasciate sola questa testa a pensare, finchè non rimarranno che brandelli privi di legami.
Funziona ancora a volte, scopre di poter ragionare abbastanza da rispondere a domande, poi si chiede cosa ha detto e non lo ricorda, così lo inventa.

Lasciate solo questo viso adesso. Allontanatevi, non osservate. Lasciate sola questa bocca a parlare, finchè non rimarrà che un sospiro privo di parole.
Funziona ancora a volte, scopre di poter sorridere abbastanza da mentire a chi altro non cerca, poi si chiede come ha fatto e non lo ricorda, così svanisce.

Pubblicato in: on 30 Agosto 2009 at 22:51 Lascia un Commento

Soffio

Era una strana consapevolezza
mi pungeva dentro.
Non l’ho ascoltata
forse l’ho accettata.
Scrivevo e già sapevo
che dietro tutto crollava.
Un bacio, un sussurro:
e me ne sono andata
e un abbaraccio nell’aria.
A testa alta, senza fiato
ma  ancora non credevo
che in un soffio saresti sparito.

Pubblicato in: on 5 Agosto 2009 at 23:30 Commenti (1)